C.9.3 Sdoppiamento da usura

Un’altra forma molto comune di sdoppiamento delle impronte è quella derivante dall’usura del conio. Similmente allo sdoppiamento da danno meccanico, questa tipologia di errore è generalmente confusa con un errore da conio doppio, che invece è molto più raro, oppure ancora più banalmente con una doppia battitura. Invece, a sostanziale differenza dallo sdoppiamento da danno meccanico, l’errore in parola non si origina per effetto della battitura, bensì è legato ad un problema sul conio. In particolare, come è già stato evidenziato, dopo centinaia di migliaia di battiture la superficie del conio può cominciare a mostrare gli effetti di un suo deterioramento.

Siccome con la battitura il metallo viene spinto dalla pressione dentro le cavità del conio, quest’ultime sono sottoposte ad un forte stress e gradualmente gli angoli più acuti iniziano ad erodersi.

In altre parole, il bordo delle impronte, e nello specifico gli elementi della figura più stretti ed in rilievo (come lettere o numeri), iniziano ad arrotondarsi e a smussarsi formando delle depressioni vicino tali impronte.

Naturalmente queste nuove cavità secondarie - solitamente meno profonde della cavità principale da cui si originano – formeranno delle immagini in rilievo sulla superficie della moneta. Inoltre, visto che queste impronte secondarie sono vicine alle impronte primarie, si può originare un effetto di sdoppiamento dell’immagine che prende il nome di “sdoppiamento da usura del conio”.

Questo effetto può assumere diversi tipi di forme. Solitamente questo effetto di sdoppiamento ha un aspetto più tondeggiante, meno regolare e più “tozzo” rispetto allo sdoppiamento da danno meccanico e le impronte secondarie possono coinvolgere entrambi i lati dell’impronta principale (cfr. immagine qui a lato – fusto dell’albero d’ulivo delle 100 lire Minerva).

Al riguardo, va anche osservato che nella monetazione italiana questo effetto tende ad assumere una forma più regolare e lineare rispetto ad altre monetazioni estere e questo è essenzialmente dovuto al fatto che i conî impiegati dalla zecca italiana venivano (e probabilmente vengono tutt’oggi) ricoperti da un sottile strato di nitruro di cromo che rende più resistente la superficie.

Ciò rende ancora più difficile distinguere questo effetto dai danneggiamenti da schiacciamento.

Figura 199 - A sinistra 100 lire 1974 e a destra una moneta statunitense con un forte sdoppiamento da usura