Bm – Battitura con conî errati

Talvolta può accadere che l’addetto alla pressa monetaria (più o meno) involontariamente installi un conio errato. Questo può dare origine a tre tipologie di errori:

  1. mulo;
  2. mulo di transizione;
  3. doppia faccia uguale e pseudo-mulo.

L’errore di coniazione denominato “mulo” o “ibrido” (mule in inglese) è molto semplice ed intuitivo in quanto, similmente all’animale che deriva dall’incrocio di un asino ed un cavallo, anche nell’errore in parola la moneta è il frutto dell’“incrocio” di due conî diversi, vale a dire relativi a monete con valori differenti.

50 centesimi di euro con il rovescio dei 20 centesimi

Questo può accadere quando i conî utilizzati per diverse denominazioni di monete hanno la stessa grandezza e per errore (o in certi casi volutamente) vengono montati nella stessa pressa. Una caratteristica importante è che, nella maggior parte dei casi, la figura del conio “sbagliato” è più piccola rispetto alla figura del conio “corretto”. Si tratta di errori (solitamente) estremamente rari e molto ricercati dai collezionisti.

200 lire 1978 con il dritto delle 50 lire

Una variante molto particolare di questa tipologia di errore, denominata “mulo internazionale”, si origina quando un tondello viene battuto con due conî relativi a due nazioni differenti. Ciò può accadere quando la medesima Zecca, oltre a coniare le monete della propria nazione, ha assunto delle commesse per la coniazione di monete di altri Stati.

Nella monetazione italiana è stato riscontrato un solo caso di questa tipologia di errore. In particolare, la Zecca italiana per un periodo di tempo ha coniato delle monete bimetalliche da 10 Baht per conto del Governo Thailandese. Per errore nelle operazioni di coniazione delle 500 lire bimetalliche del 1998 IFAD è stata installata una virola dei 10 Baht (zigrinatura discontinua composta da quindici gruppi di cinque barrette), anzichè delle 500 lire (zigrinatura discontinua composta da sette gruppi da dieci barrette e da un gruppo di nove barrette).

L’installazione di conî errati può dare origine ad una seconda tipologia di errore denominato “mulo di transizione” che avviene quando in un anno per una determinata moneta vengono cambiate le impronte di una o di entrambe le facce.

Figura 240 – Vecchio e nuovo rovescio della moneta da un euro

In questo caso, entrambe le facce appartengono alla stessa moneta e l’errore deriva dal fatto che una delle due facce presenta le impronte “vecchie”. Un recente esempio si è verificato in Europa quando il 7 giugno 2005 il Consiglio europeo ha deciso che il rovescio (quello con la mappa) delle monete da 10 centesimi fino a quella da due euro doveva essere aggiornato per raffigurare anche i nuovi Stati che sono entrati nell’Unione Europea a partire dal 2004. Invece, il rovescio delle monete da 1, 2 e 5 centesimi poteva rimanere immutato, perché rappresenta l’Europa rispetto al mondo. Le nuove impronte sono state introdotte facoltativamente nel 2007 e sono diventate obbligatorie per tutti gli Stati nel 2008. La transizione  ha dato origine ad alcuni errori. In particolare, ci sono dei casi di monete datate 2006 con il rovescio raffigurante la nuova cartina geografica dell’Europa e ci sono anche delle monete del 2007 e del 2008 raffiguranti la vecchia cartina geografica dell’Europa.

Ad oggi, i muli di transizione delle monete dell’area Euro conosciuti sono i seguenti:

  1. 2 euro 2006 Finlandia riportante la nuova cartina (tiratura 55.000 pezzi)
  2. 2 euro commemorativa 2008 Germania F (Zecca di Stoccarda) riportante la vecchia cartina (tiratura circa 75.000 pezzi)
  3. 20 centesimi 2007 Germania F (Zecca di Stoccarda) riportante la vecchia cartina (tiratura non disponibile)
  4. 1 euro 2008 Portogallo riportante la vecchia cartina (tiratura circa 98.000 pezzi)

Infine, un’errata installazione dei conî nella pressa può dare origine ad una terza tipologia di errore denominato “doppia faccia uguale” (doppio-dritto ovvero doppio-rovescio) che avviene quando la moneta viene battuta con dei conî riportanti – accidentalmente o intenzionalmente – entrambi le impronte del dritto ovvero del rovescio (entrambi in positivo ed in rilievo). Due esempi di questa tipologia di errore sono stati proposti all’asta Bolaffi del 23 maggio 2013 ed in particolare si trattava di:

  • 1 eurocent Italia 2002 “doppio Castel del Monte”riportante su entrambe le facce il rovescio (lotto 1065) aggiudicato ad € 500 più diritti;
  • 1 eurocent riportante su entrambe le facce il dritto (lotto 1066) aggiudicato ad € 750 più diritti.

Di questa tipologia di errore si conoscono anche delle monete in lire (es. 10 lire doppio rovescio, etc.). Qui sotto si riporta un video di una 10 lire doppio rovescio (collezione Diego Battaglia).

 

In certi rarissimi casi, l’errore denominato “doppia faccia uguale” può generarsi anche con un’istallazione corretta dei due conî ed in questo caso si tratterà di uno “pseudo-mulo”. In particolare, ci possono essere essenzialmente tre cause che originano uno pseudo-mulo:

  1. una moneta appena coniata invece di venire espulsa rimane nell’area di battitura e si posiziona capovolta sopra il tondello successivo perfettamente al centro. La presenza sia del tondello che della moneta già coniata tra i due conî fa sì che la pressione esercitata in fase di battitura sia superiore. Pertanto, il dritto della moneta già coniata a contatto con la faccia superiore del tondello tenderà ad appiattirsi, mentre le impronte del rovescio della moneta già coniata verrà cancellato dal conio di dritto. Essendo (ri)battuta fuori dalla virola e a causa della forte pressione, la moneta con il doppio dritto assumerà un diametro leggermente superiore a quello standard;
  2. due tondelli entrano contemporaneamente nell’area di battitura e si posizionano una sopra l’altro. Una volta battuti, il tondello inferiore (dentro la virola) con il solo rovescio coniato viene espulso, mentre l’altro tondello (fuori virola) con il solo dritto coniato rimane nell’area di battitura e si posiziona capovolto sopra il tondello successivo perfettamente al centro. Anche in questo caso, il dritto della moneta già coniata a contatto con la faccia superiore del tondello tenderà ad appiattirsi, mentre la faccia superiore priva di impronte verrà coniata con le impronte del dritto. Essendo (ri)battuta fuori dalla virola per due volte, la moneta con il doppio dritto assumerà un diametro leggermente superiore a quello standard e presenterà il contorno liscio;
  3. un brockage appena coniato invece di uscire dall’area di battitura si posiziona sopra il tondello successivo perfettamente al centro con la faccia del rovescio in negativo ed in incuso a contatto con la faccia superiore del tondello. Il brockage fungerà da conio e con la battitura dei conî trasferirà l’immagine del rovescio al tondello che avrà quindi due rovesci con la stessa immagine in positivo ed in rilievo. Questo errore rappresenta una variante di contro-brockage (cfr. par. 2.B.6.).

Gli errori doppio-dritto o doppio-rovescio “genuini” sono errori estremamente rari. Infatti, ad oggi le tre maggiori società di certificazione di monete degli Stati Uniti (ANACS, PCGS or NGC) hanno certificato come autentici solo una trentina di errori di questo tipo, di cui quattro relativi a monete statunitensi. Una moneta autentica statunitense (quarto di dollaro) appartenente a questa tipologia di errore è stata recentemente venduta per $80.000.

Il proliferare sul mercato di errori di questo tipo porta a ritenere che la maggior parte degli stessi siano stati realizzati intenzionalmente da qualche operatore della Zecca oppure siano degli artefatti ottenuti manomettendo due monete “normali”.

Infatti, una moneta con doppio-dritto può essere ottenuta estraendo da una moneta normale una sezione della faccia del dritto lungo il bordo della moneta. Poi prendendo una seconda moneta, dalla faccia rovescio viene similmente estratta una sezione lungo il bordo con lo stesso diametro (cfr. Figura 242).

Figura 241 – Processo di manomissione per ottenere un doppio-dritto Figura 242

Il dischetto del dritto estratto dalla prima moneta (grigio scuro della prima moneta) viene quindi inserito ed incollato nella cavità della seconda moneta (grigio scuro della seconda moneta). In questo modo, può quindi essere ottenuta una moneta con doppio-dritto artefatta. Queste monete artefatte, si riconosco solitamente dalla presenza di un doppio bordo nella faccia artefatta. E’ interessante ricordare che questo sistema veniva comunemente utilizzato per realizzare le monete da “baro” da utilizzare nel gioco “testa o croce”.

Pertanto, prima di acquistare una moneta che presenta un errore di questa tipologia è sempre opportuno rivolgersi ad un professionista che sia specializzato in errori di coniazione.


L’errore celebre: 2 eurocent 2002 “Centesimo Mole”

Questo errore di coniazione, meglio noto come “centesimo mole”, è il frutto di un montaggio errato del conio di rovescio delle monete da 1 centesimo che venne installato erroneamente (o volutamente come sembrano confermare le indagini) sulla pressa destinata alla coniazione delle monete da 2 centesimi. Furono così realizzate delle monete con le caratteristiche tecniche e l’immagine della moneta da 2 centesimi (Mole Antonelliana), ma che presentavano al rovescio le impronte di quelle da 1 centesimo. L’errore fu identificato a dicembre 2001 quando alcune di queste monete furono trovate all’interno degli starter kit che venivano distribuiti nelle banche e negli uffici postali nel periodo di transizione tra la lira e l’euro.

All’inizio la causa dell’errore non era chiara come testimonia un articolo pubblicato da Cronaca Numismatica n. 138/2002: “secondo la Zecca infatti l’ipotesi più probabile è che un singolo «tondello» da due centesimi […] sia finito in mezzo a quelli da 1 cent. Risultato: una monetina da 1 cent più grande delle altre. Ma il «giallo» del centesimo sbagliato non finisce qui. Infatti sull’altra faccia della moneta c’è la Mole Antonelliana, che invece dovrebbe comparire solo nelle monetine da 2 cent. Come è possibile allora che si sia trattato solo di un «tondello» da 2 centesimi finito fra quelli da 1? Se così fosse, infatti, anche l’altra faccia della moneta sarebbe uguale a quella da 1 cent.

La notizia ebbe una notevole risonanza mediatica, soprattutto per il fatto che l’azienda Bolaffi offrì in diretta televisiva 5 milioni di lire a ciascun possessore della moneta in parola e ne acquistò 6 esemplari. La Zecca dello Stato ne ordinò l’immediato ritiro dalla circolazione e nel gennaio 2002 sono state avviate delle indagini da parte della Guardia delle Finanze che sequestrò una trentina di esemplari e fece dei controlli sull’efficienza dei macchinari della Zecca per verificare se errori di questo tipo potevano oltrepassare i rigidi controlli di qualità.

Per un approfondimento sulle attività investigative, si rimanda al libro del colonnello Domenico Luppino, intitolato “Stato e collezionismo – Indagine sulla numismatica”.

Anche i sei esemplari acquistati da Bolaffi furono sequestrati e l’azienda avviò un lungo contenzioso giudiziario contro la Zecca dello Stato, che si è concluso (in primo grado) solo il 23 gennaio 2013 a favore dell’azienda Bolaffi.  Infatti, una sentenza del tribunale di Roma (1278/13) ha sancito che Bolaffi detiene il legittimo possesso e la possibilità di commercializzare le monete denominate “centesimo mole”. In un comunicato stampa del 24 gennaio 2013, l’azienda torinese ha dichiarato “dal punto di vista collezionistico questa sentenza rappresenta un importante precedente: da questo momento si liberalizza il commercio dei cosiddetti errori di conio – naturalmente usciti in maniera legittima dalla Zecca come in questo caso – che possono ora essere considerati a tutti gli effetti oggetti da collezione senza possibilità di rivendicazioni”.

All’asta Bolaffi del 23 maggio 2013 un esemplare di “centesimo Mole” è stato aggiudicato a 6.600 euro (diritti inclusi) a un collezionista italiano. In base a quanto riportato da Bolaffi, si stima che i “centesimi Mole” ancora in circolazione siano un centinaio circa.

Purtroppo, sul mercato numismatico sono apparsi molti artefatti ottenuti tagliando orizzontalmente a metà una moneta da due centesimi ed una da un centesimo e poi “incollando” il dritto della moneta da due centesimi con il rovescio della moneta da un centesimo.

La moneta originale si può facilmente riconoscere dal fatto che lungo il bordo del dritto (faccia con la Mole Antonelliana) presenta una sorta di evanescenza o conio stanco. Ciò è dovuto a fatto che il conio inferiore (rovescio) essendo più piccolo del conio superiore (dritto) non ha consentito di esercitare lungo il bordo una pressione sufficiente a coniare la moneta che presenterà quindi una superficie “ruvida” tipica dei tondelli non coniati.

Inoltre, è importante verificare che le impronte del rovescio siano sullo stesso livello della parte non coniata della medesima faccia.


L’errore celebre: 100 lire 1993 “mulo di transizione”

Come è stato approfondito nell’apposita sezione delle varianti, durante le operazioni di coniazione della 100 lire 1993 Italia Turrita la Zecca ha prematuramente modificato sia le impronte del rovescio che del dritto.

In attesa di conferme ufficiali, l’ipotesi più plausibile al momento è che il cambio sia stato motivato da una non piena conformità delle impronte delle prime tranche di monete battute con il modello depositato presso l’Archivio di Stato. Infatti, le impronte riprodotte in piombo e depositate presso l’Archivio di Stato sono quelle della “testa grande” e non della “testa piccola”.

Sta di fatto che nella transizione dalla versione “testa piccola” alla versione “testa grande” la zecca ha incrociato uno o più coni di rovescio “testa piccola” con uno o più coni di dritto “testa grande” dando origine ad un cd. “mulo di transizione”.

Non è dato sapere se tale incrocio sia dipeso da un errore di installazione ovvero da mere ragioni di ottimizzazione delle scorte a magazzino dei coni. Infatti, è noto, che i coni di rovescio hanno una vita utile superiore ai coni di dritto perché quest’ultimi per prassi vengono montati come conio di martello soggetto ad un maggiore stress.

Pertanto, si può immaginare che al momento del passaggio dalla versione “testa piccola” alla versione “testa grande” sia rimasto un numero maggiore di coni di rovescio rispetto ai coni di dritto. In una logica di risparmio, tali coni (o conio) di rovescio sono stati quindi utilizzati in abbinamento a coni di dritto “testa grande”. A mio parere, quest’ultima è l’ipotesi più plausibile.

Da prime rilevazioni statistiche è emerso che la versione “mulo di transizione” abbia un grado di rarità superiore alla versione “testa piccola”. Il “mulo di transizione” si distingue da una più comune “testa grande” principalmente dalla data che ha i “99” aperti nel mulo di transizione e i “99” chiusi nella versione “testa grande”. Le due monete differiscono anche per altri piccoli particolari soprattutto derivanti da un diverso rapporto di riproduzione delle impronte.

 


L’errore celebre: 1 dollaro 2000 “Sacagawea Mule”

Questo famoso errore di coniazione fu scoperto per la prima volta a maggio del 2000 nella città di Mountain Home, Arkansas da Frank Wallis. La moneta presenta al dritto le impronte della moneta da un quarto di dollaro, mentre al rovescio le impronte della moneta di un dollaro detto “Sacagawea” (dal nome della donna nativa americana della tribù dei Shoshoni raffigurata al dritto). In base ad una storia riportata (ma mai confermata) da un dipendente della Zecca di Philadelphia, dove l’errore è stato commesso, nell’aprile del 2000 un addetto alle presse ha fatto una richiesta di sostituzione di un conio del dritto del dollaro “Sacagawea”, probabilmente perché lo stesso si era rotto o cominciava a presentare i segni dell’usura. Siccome i conî vengono conservati ricoperti nella parte superiore da una pellicola in plastica opaca protettiva, che ne oscura le impronte, l’operatore responsabile dei conî ha fornito all’addetto alla pressa il conio sbagliato che fu poi installato.

Di monete “sbagliate” ne furono coniate parecchie, ma ad un certo punto ci si accorse dell’errore e furono distrutte quelle che erano contenute nel cassone di raccolta delle monete coniate e i due a fianco (qualora qualche moneta fosse finita incidentalmente anche li dentro). Ciò nonostante sembra che alcune monete siano “sfuggite” ai controlli ed entrate in circolazione. La Zecca statunitense il 4 agosto 2000 diramò una storica lettera in cui confermò e ammise l’errore.  La notizia ebbe una notevole risonanza mediatica e cominciò la caccia all’errore.

Ad oggi, si conosco solo 11 esemplari autentici di questa tipologia di errore, di cui l’ultimo è stato venduto nell’agosto del 2012 alla cifra record di 155.250 dollari. Il Sacagawea Mule rappresenta forse uno dei più clamorosi errori della Zecca americana ed tra i più ricercati al mondo.


L’errore celebre: 2 cent 1967 Nuova Zelanda con 5 cent Bahamas

Questo errore è stato commesso nel 1967 dalla Zecca inglese (Royal Mint) che aveva ricevuto un ordine di coniare delle monete da 2 cent per la Nuova Zelanda: al rovescio la pianta di kowhai ed il valore “2”, mentre al dritto il ritratto della regina Elisabetta II circondata dalla scritta “Elizabeth II – New Zealand” e la data “1967”. Invece, per errore è rimasta nella pressa il dritto della moneta da 5 centesimi delle isole Bahamas che riporta sempre lo stesso ritratto della regina Elisabetta II, ma circondata dalla scritta “Elizabeth II – Bahama Islands” e senza la data.

Di queste monete errate ne furono coniati 80.000 pezzi e nessuno alla Zecca inglese si accorse dell’errore a causa della similitudine dei due diritti. Le monete furono spedite a Wellington, in Nuova Zelanda, ed entrarono in circolazione il 10 luglio 1967. Poco dopo fu scoperto l’errore.

Le 80.000 monete “mulo” furono dichiarate dalla Nuova Zelanda fuori corso e 68.000 pezzi furono ritirati. Ad oggi, si stima che circa 6.000 – 12.000 siano in mano ai collezionisti.

L’errore celebre: 2 “New” pence 1983

I due pence inglesi sono stati introdotti nel 1971 quando il Regno Unito è passato al sistema monetario di tipo decimale. Siccome tutte le monete erano “nuove” rispetto a quelle coniate in passato, la Zecca inglese (Royal Mint) pensò di riportare le parole “New Pence” sulle monete.

Successivamente, nel 1982 la Zecca inglese decise di modificare le impronte delle monete ritenendo che dopo 11 anni i penny non fossero più “new”. In particolare, si pensò di cambiare la parola “New” Pence con la parola “Two” Pence. La stessa cosa ha riguardato anche le monete degli altri valori (da “New Penny” a “One Penny”, da “New Pence” a “Five Pence”, etc.). Pertanto, tutte le monete da due penny con il millesimo fino al 1982 riportano le parole “New Pence”, mentre quelle coniate dal 1983 riportano le parole “Two Pence”. Tuttavia, nel 1983 per errore sono state coniate alcune monete da due penny con un conio riportante le vecchie impronte e quindi esistono delle monete datate 1983 con le parole “New Pence”. Siccome in tale anno la Zecca inglese non ha coniato monete destinate alla circolazione, questo tipo di errore può essere trovato solo all’interno delle confezioni divisionali destinate per i collezionisti (cfr. immagine qui sotto) e sono estremamente rare.


L’errore celebre: 20 pence 2008 mule senza data

Dopo 25 anni dall’errore dei 2 pence di cui sopra, sempre in occasione del restyling delle monetazione destinata alla circolazione, la Zecca inglese ha commesso lo stesso errore con riferimento alla moneta da 20 pence che presenta al dritto le vecchie impronte e al rovescio le nuove impronte. Siccome nella transizione delle impronte la data è stata trasferita dal rovescio al dritto, la moneta in questione risulta anche priva di data (l’ultima moneta inglese senza data risale a 300 anni fa).

Non si sa con esattezza quante monete di questo tipo siano entrate in circolazione, ma da una prima stima della Zecca inglese si dovrebbero attestare da un minimo di 50.000 ad un massimo di 200.000 pezzi.