100 LIRE

100 LIRE MINERVA (I° tipo)

1) 100 lire 1987 con "7" ad uncino e dritto

A sinistra è riportata la 100 lire 1987 con il "7" ad uncino (la variante meno comune), mentre a destra la 100 lire 1987 con il "7" dritto.

100 LIRE MINERVA (II° tipo)

1) 100 lire 1990 con "99" aperti e chiusi

A sinistra è riportata la 100 lire 1990 con il "99" aperti , mentre a destra la 100 lire 1990 con i "99" chiusi (la variante meno comune). Si noti anche la diversa qualità delle impronte. Infatti, le 100 lire 1990 con "99" chiusi erano inclusi nella divisionale e per coniarle è stato utilizzato il nuovo materiale creatore rifatto a seguito della qualità insoddisfacente del primo materiale creatore.

2) 100 lire 1991 con "99" aperti e chiusi

A sinistra è riportata la 100 lire 1991 con il "99" aperti , mentre a destra la 100 lire 1991 con i "99" chiusi (la variante meno comune). Si noti anche la diversa qualità delle impronte. Infatti, le 100 lire 1991 con "99" chiusi erano inclusi nella divisionale e per coniarle è stato utilizzato il nuovo materiale creatore rifatto a seguito della qualità insoddisfacente del primo materiale creatore.

100 LIRE ITALIA TURRITA

1) 100 lire 1993 - Testa piccola

Come noto, durante le operazioni di coniazione della 100 lire 1993 Italia Turrita la Zecca ha prematuramente modificato sia le impronte del rovescio che del dritto. Nei vari libri e riviste che hanno trattato l’argomento, è sempre stato asserito che il passaggio dalla “testa piccola” alla “testa grande” è dipeso da una rottura del conio. Questa affermazione non convince, in quanto la rottura di un conio è un evento "normale" e che accade spesso in un processo di coniazione massivo di una moneta con una tiratura di milioni di esemplari. Per coprire una tiratura di svariati milioni di pezzi servono centinaia di coni. Il processo di fabbricazione dei coni prevede vari passaggi che sono atti a garantire la produzione di centinaia o migliaia di coni tutti uguali. Se un conio si rompe può esserne facilmente fabbricato un altro identico dal punzone riproduttore, quindi la rottura di un conio del dritto non può giustificare di per sé la modifica delle impronte. Inoltre, la rottura del conio del dritto, non giustificherebbe la modifica effettuata anche al conio di rovescio.

Probabilmente la vera motivazione che ha giustificato così prematuramente la modifica delle impronte sia del dritto che del rovescio è un'altra (non certo la rottura di un semplice conio). In particolare, se si dà un’occhiata al decreto del Ministro del Tesoro 1° febbraio 1993 che ha fissato le caratteristiche tecniche ed artistiche della nuova moneta si scoprirà che le impronte riprodotte in piombo e depositate presso l’Archivio di Stato sono quelle della “testa grande”. Questa è l’immagine allegata al decreto. Sebbene sia molto sfuocata, la distanza della scritta “ITALIANA” dal bordo, fa subito capire che si tratta della cd. “testa grande”.

Pertanto, in attesa di conferme ufficiali, l’ipotesi più plausibile al momento è che il cambio sia stato motivato da una non piena conformità delle impronte delle prime tranche di monete battute con il modello depositato presso l’Archivio di Stato.

Nell’immagine qui sotto si può apprezzare a destra la versione “testa piccola” (la variante più rara) e a sinistra la versione “testa grande”. Come si può vedere la differenza tra le due è dovuta semplicemente ad un diverso rapporto di riproduzione impostato nel pantografo per produrre il materiale creatore (così come avvenuto per il dritto delle 5 lire delfino) e la data al rovescio che, come noto, viene aggiunta in una fase successiva direttamente sulla matrice. In particolare, la data della versione "testa piccola" presenta i "99" aperti, mentre la data della versione "testa grande" presenta i "99" chiusi.

E’ interessante notare che di questa moneta esiste una terza versione poco conosciuta che presenta il dritto “testa grande” ed il rovescio “testa piccola” che costituisce un cd. “mulo di transizione”. Per saperne di più CLICCA QUI.