C.10 Danneggiamenti del conio

Per vari motivi, può accadere che la superficie del conio si danneggi creando delle strisce, dei graffi o dei punti che saranno trasferiti a tutte le monete coniate da quel conio. In particolare, tra le più comuni tipologie di danneggiamento che si possono verificare si segnalano le seguenti:

  1. slittamento del punzone riproduttore;
  2. graffi o ammaccature del conio.

Nel prosieguo del paragrafo si analizzeranno le cause di questi errori.

Slittamento del punzone riproduttore

Questa tipologia di errore ha una genesi simile a quella del conio doppio, in quanto deriva da un difetto di posizionamento del punzone riproduttore nel processo di creazione del conio. Tuttavia, si differenzia per il fatto che nel conio doppio viene duplicata una porzione dell’immagine della moneta, mentre in questo caso si ha una sorta di estensione dell’immagine che genera delle “scie” in rilievo sulla superficie del conio. In particolare, l’estremità di alcuni elementi della figura della moneta vengono in un certo senso “allungati”.

Figura 201 - 500 lire 1989 con scivolamento del punzone nelle lettere finali “N” e “A” della parola “ITALIANA”

Secondo la teoria più accreditata, questa tipologia di errore si forma nella fase in cui il punzone riproduttore ha terminato di comprimere il cilindro in acciaio del futuro conio e la pressione della pressa idraulica viene rilasciata.

In quell’istante, l’unica pressione che grava sul conio è quella esercitata dal peso del punzone riproduttore e, per determinate cause che vedremo, lo stesso può effettuare un piccolo movimento orizzontale graffiando la superficie del conio e lasciando delle piccole scie in incuso.

In particolare, tale movimento è principalmente attribuibile a due fattori: (i) l’espansione termica del metallo del punzone riproduttore e (i) la sua elasticità.

Al riguardo, si rileva che l’espansione termica è la proprietà di un metallo di dilatarsi o contrarsi qualora esposto ad un aumento o ad una diminuzione di temperatura. A titolo esemplificativo, si pensi al mercurio di un termometro. Peraltro, va osservato che il calore non sarà ugualmente distribuito su tutto il punzone – tipicamente la zona centrale a contatto con il conio avrà un calore maggiore – e questo comporta una dilatazione non uniforme, vale a dire una “distorsione” termica.

Oltre a ciò si deve ricordare che un’altra proprietà dei metalli è l’elasticità, vale a dire la capacità della struttura atomica del metallo di riprendere la forma iniziale dopo che la stessa è stata deformata per effetto di una forza esterna. Naturalmente, l'aumentare della pressione oltre un certo limite comporterà tuttavia un’irreversibile deformazione plastica accompagnata dall'incrudimento del metallo.

Infine, si osserva che, mentre il conio vergine viene sottoposto ad un trattamento di ricottura al fine di renderlo più “morbido, il punzone riproduttore viene al contrario sottoposto ad un trattamento di tempra volta ad aumentarne la durezza e la capacità di trasferimento dell’immagine.

Ciò posto, nel momento il cui la pressione della pressa idraulica viene rilasciata, possono entrare in campo i due fattori appena analizzati. In particolare, il calore generato dalla compressione in certi casi può portare ad una deformazione termica del punzone riproduttore che poi tenderà a riassumere la sua forma di partenza a causa della sua elasticità. Questo fenomeno può far si che il punzone riproduttore, che ricordiamo essere appoggiato sopra il conio, possa fare un piccolo movimento andando ad allungare alcuni elementi dell’impronta della moneta.

Graffi o ammaccature del conio

I graffi o le ammaccature del conio normalmente si verificano quando del materiale estraneo entra inavvertitamente nella zona di battitura ponendosi tra il conio ed il tondello. In questo scenario, può accadere che, a seguito del contatto tra il materiale estraneo ed il conio, quest’ultimo risulti danneggiato con la formazione di un graffio, di un’ammaccatura o di un punto, la cui grandezza e forma dipenderà ovviamente dall’oggetto estraneo.

Siccome questa tipologia di errore si verifica durante le operazioni di battitura, dallo stesso conio usciranno prima delle monete prive di errore e, a seguito del danneggiamento, una serie di monete con l’errore.

Figura 202 - A partire da sinistra: 20 lire 1979, 10 lire 1979 e 50 lire 1983 tutte con conio graffiato

Spesso questa tipologia di errore risulta molto simile alla frattura o alla rottura del conio e non è sempre agevole distinguere le due forme di errore. Le principali differenze sono le seguenti:

  1. la frattura o la rottura del conio deriva da un processo di usura del conio, mentre nel caso in esame si ha un danneggiamento dovuto ad un oggetto estraneo;
  2. la frattura o la rottura del conio si può spesso riscontrare una “progressione” dell’errore, cosa che invece non si verifica nei graffi o nelle ammaccature del conio;
  3. solitamente i graffi o le ammaccature hanno una forma ben definita, mentre le fratture e le rotture hanno una forma più irregolare;
  4. la frattura o la rottura del conio si trova quasi sempre a contatto con un elemento dell’impronta della moneta, mentre i graffi o le ammaccature possono essere ovunque.

Si fa presente che i danneggiamenti del conio a causa di graffi o ammaccature sono piuttosto frequenti e solitamente i collezionisti di errori di coniazione dimostrano scarso interesse per questa tipologia di errore.

Una tipologia di danneggiamento più rara e ricercata è invece il "danneggiamento bi-facciale". Questa forma di danneggiamento si forma quando un corpo estraneo entra nell'area di battitura in assenza di un tondello. I due coni battendo si danneggiano allo stesso momento e nello stesso punto. Nella moneta che segue è possibile apprezzare un piccolo danneggiamento bi-facciale.

In certi casi il danneggiamento può coinvolgere la parte più esterna della superficie del conio a ridosso della grondaia formando una sorta di globulo di metallo adiacente al bordo della moneta. Questa forma di danneggiamento prende il nome di "danneggiamento periferico". A prima vista potrebbe essere confuso con una rottura marginale del conio, ma si differenzia da quest'ultimo per il fatto che il conio non è "rotto", ma "ammaccato" ed, essendo la grondaia ad un livello inferiore, il bordo non è coinvolto ed è perfettamente formato. Invece, nella rottura marginale del conio anche la grondaia viene coinvolta e di conseguenza anche il bordo della moneta. Qui sotto è riportata l'immagine di una 20 lire 1985 con un danneggiamento periferico ad ore 09:00 del rovescio.

Talvolta, un danneggiamento del conio causato dall'interposizione di un oggetto fra il conio e una moneta può generare uno scalino o dislivello del tutto simile alla "frattura a scalino" ed è estremamente difficile distinguere un'errore dall'altro.

Qui sotto è riportato un dettaglio di una moneta da 100 lire del 1978 che al dritto presenta sotto il collo un leggero scalino o dislivello. E' probabile, anche se non del tutto certo, che lo stesso si sia determinato per effetto di un danneggiamento del conio. In particolare, si ritiene che questa sia l'ipotesi più plausibile in quanto: (i) lo scalino non coinvolge il bordo della moneta e (ii) l'andamento del dislivello ha una forma molto regolare.

 


L’errore celebre: 100 lire 1972 / (barretta dopo la data)

Questo errore rappresenta un classico esempio di graffio o ammaccatura di conio a causa di un corpo estraneo che si è posto tra il conio ed il tondello in prossimità della data andando a danneggiare il conio. In questo modo tutte le monete successivamente battute, presentano una piccola barretta obliqua dopo la data.

Il fatto che si tratti di un danneggiamento del conio e non di una frattura lo si può desumere da alcuni indizi. In primo luogo, la barretta ha una forma ben definita e retta, tipica di questa tipologia di errore. Inoltre, la barretta è nel campo della moneta e non è a contatto con alcun elemento dell’impronta della moneta (né con il “2” della data né con la base dove poggia i piedi Minerva).

Infine, di questo errore non si conosce una “progressione”, in quanto tutte le monete che finora ho avuto modo di analizzare presentavano una barretta sostanzialmente regolare e con le stesse dimensioni. Invero, dello stesso millesimo si possono riscontrare delle monete che presentano delle ipotetiche proto-barretta (cfr. immagini pagina successiva). Tuttavia, da un’analisi accurata e confrontandole con la barretta originale (immagine “C”) si può notare che le stesse hanno delle caratteristiche differenti.

A titolo esemplificativo, la proto-barretta “A” inizia in un punto più basso e più lontano dalla cifra “2” della data.  Pertanto, si deve ritenere che la moneta “A” rappresenti un danneggiamento diverso presente in un altro conio dello stesso millesimo.

La proto-barretta “B” presenta, invece, un’inclinazione differente rispetto alla barretta originale e la parte iniziale della proto-barretta è più lontana rispetto a quella dell’immagine “C”. Pertanto, anche in questo caso, si dovrebbe trattare di un danneggiamento diverso, presente in un altro conio dello stesso millesimo.

Sebbene non ci sia certezza, tutti questi elementi portano comunque a ritenere che le 100 lire 1972 “barretta” siano a pieno titolo un esempio di danneggiamento di conio.

Nella storia della monetazione repubblicana, danneggiamenti di questo tipo sono un errore piuttosto frequente che si può riscontrare in varie monete. Pertanto, non si capisce come mai solo questa moneta sia così ricercata dai collezionisti. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che, a differenza di altri errori simili, questo viene riportato nei principali cataloghi di monete e lo stesso sembrerebbe non essere comune, anche se non si conoscono esattamente i pezzi che presentano questo errore.


L’errore celebre: 1 lira 1940 XVIIII “quattro stanghette”

Similmente al precedente, anche l’errore in questione è sorto da un graffio o da un’ammaccatura del conio probabilmente causata da un corpo estraneo che si è posto tra il conio ed il tondello in prossimità dell’anno in numeri romani dell’era fascista, andando a danneggiare il conio. La fortuita posizione[1] del graffio/ammaccatura ha generato una quarta stanghetta più piccola, sottile e leggermente rialzata rispetto alle altre. Con la stanghetta aggiuntiva l’anno riportato sulla moneta appare essere quindi il 19° (XVIIII) - che comunque in cifre romane doveva essere scritto “XIX” - anziché il 18° (XVIII).

Come curiosità, si rileva che nella rivista Cronaca Numismatica n. 183 del 2006 l’errore è stato descritto nel seguente modo: “errore dovuto all’errato montaggio del conio, leggermente inclinato nella pressa, che ribattendo ha inciso un’astina in più”. E’ invece evidente che l’errore in questione non sia affatto il frutto di una ribattitura del conio e lo dimostra il fatto che esistono varie monete che mostrano lo stesso errore e il fatto che se il conio avesse effettivamente battuto due volte anche altri elementi della figura sarebbero stati coniati con la seconda battitura. Non si sa esattamente quanti pezzi presentino questo errore. Inizialmente l’errore era considerato estremamente raro (R3). Tuttavia, a seguito del suo inserimento in vari cataloghi, sono apparsi sul mercato numerosi esemplari che fanno ritenere che l’errore in questione sia meno raro di quanto ipotizzato inizialmente.


L’errore celebre: 2 lire 1958 con danneggiamento del conio

Forse non tutti sanno che anche la rara moneta da 2 lire del 1958 presenta una piccola ammaccatura del conio - probabilmente a causa di un corpo estraneo - in prossimità della firma dell’incisore ed in particolare sopra la lettera “L” di “ROMAGNOLI”. Sebbene Giovanni Attardi menzioni nel suo libro[2] l’esistenza di una versione del diritto della moneta in esame senza tale ammaccatura e che la stessa sia addirittura meno rara (almeno ciò lo si desume indirettamente dalle quotazioni riportate), si deve invece ritenere innanzitutto che la versione con l’ammaccatura sia sicuramente la più comune e anzi c’è più di qualche dubbio che esista una versione senza. Tuttavia, potrebbe essere che effettivamente l’ammaccatura si sia generata attraverso l’inserimento accidentale di un piccolo corpo estraneo dopo che sono stati coniati pochi pezzi. In questo caso, i primi pezzi coniati non avrebbero l’ammaccatura, mentre tutti gli altri si. Infatti, la bassa tiratura (125.000) ha determinato che fosse sufficiente un unico conio (ammaccato) del diritto per battere tutte le monete di quel millesimo.

Ad ogni modo, ad oggi non ci sono prove certe che dimostrino l’esistenza di esemplari privi dell’ammaccatura.

 

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[1] Sebbene non ci siano delle prove certe, secondo Luppino la particolare posizione della stanghetta “dà motivo di ritenere che si tratta di una varietà realizzata di proposito” (cfr. Domenico Luppino,  Stato e collezionismo – Indagine sulla numismatica, Montenegro Editore, 2009 pag. 370).

[2] Giovanni Attardi, Varianti ed errori nelle monete della Repubblica Italiana, Nomisma, 2002-2003, pagg.185 e 187.