C.4 Conio ostruito o usurato

Questa tipologia di errore è piuttosto comune ed implica la mancanza di certe parti della figura o della legenda impressa sul conio (es. cifre della data, il segno di zecca, la firma dell’incisore, etc). Talvolta questo errore viene confuso e denominato “conio stanco”, sottendendo una moneta battuta da un conio usurato.

Figura 176 - 1 euro Italia senza data e segno di zecca

Tuttavia, va sottolineato che questa tipologia di errore, nella maggior parte dei casi, non deriva da un’usura del conio, visto che la causa principale è essenzialmente legata al liquido lubrificante, alla polvere metallica o a piccolissimi detriti di metallo che, durante la fase di battitura, si introducono nelle cavità del conio.

Infatti, come tutti i macchinari, anche la pressa necessita di un liquido lubrificante e alle volte può accadere che lo stesso finisca nella zona di battitura dentro le cavità del conio. In egual modo può succedere che della polvere metallica o dei piccolissimi detriti si inseriscono in qualche elemento della figura in incuso riportata sul conio. Se ciò si verifica, quando il tondello viene battuto, la cavità ostruita non sarà in grado di trasferire in tutto o in parte la sua immagine alla moneta. La zona ostruita può essere più o meno ampia e può riguardare anche un’intera scritta o un’intera figura.

Al riguardo, va osservato che, almeno nelle presse verticali, le ostruzioni si verificano più frequentemente sul conio inferiore e quindi sul rovescio della moneta. Ciò è dovuto semplicemente alla forza di gravità che rende meno “facile”, ma non impossibile, l’ostruzione del conio superiore. Inoltre, l’ostruzione si verifica normalmente nelle cavità più piccole e meno profonde del conio (firma dell’incisore, segno di zecca, millesimo, etc.), in quanto più agevolmente “ostruibili” in modo duraturo.

Infatti, l’ostruzione della cavità può durare da un paio di battute fino ad alcune decine di migliaia di battute (creando il medesimo errore su molte monete) e ciò a seconda del materiale (liquido o solido) che ha ostruito la cavità  ed il conio interessato (superiore o inferiore). Infatti, il liquido lubrificante dopo poche battute solitamente scompare, mentre i detriti e/o la polvere metallica possono ostruire più a lungo la cavità. Inoltre, l’ostruzione dura più a lungo se riguarda il conio inferiore rispetto al conio superiore, sempre per effetto della forza di gravità che tende ad espellere il materiale estraneo. In rari casi, può accadere che il materiale estraneo dopo una serie di battute divenga compatto e assuma la forma della cavità in cui si è insinuato.

Se successivamente si stacca dal conio e si appoggia al tondello, la moneta coniata successivamente al distacco presenterà una lettera, un numero o un disegno aggiuntivo (in incuso) creando un errore raro e molto ricercato.

Nella foto qui a fianco si può apprezzare una moneta da 50 lire 1955 con a cifra “5” aggiuntiva in incuso a fianco della data. Nel caso in cui la lettera o il numero secondario vengono impressi sul campo della moneta (come nel caso di specie), l’autenticazione dell’errore è molto difficile. Viceversa, laddove venga impresso a cavallo di un’impronta, l’autenticazione è molto più agevole.

Infine, si segnala che la mancanza di alcune parti del disegno della moneta può essere dovuta anche ad un’altra causa. In particolare, al fine di “risparmiare” sul ricambio dei conî, in certi casi le zecche utilizzano la tecnica della lucidatura per prolungare la vita utile del conio. Talvolta, tale operazione può avere un effetto abrasivo sulle parti meno pronunciate del conio.

A parte casi particolari, tra i quali quello illustrato sopra del numero in incuso aggiuntivo, gli errori di coniazione derivanti da un conio parzialmente ostruito sono molto comuni e si trovano facilmente anche tra le monete in circolazione. Pertanto, non hanno generalmente un grosso valore aggiunto e non interessano molto i collezionisti di errori di coniazione. Infatti, nella produzione di massa delle monete destinate alla circolazione, neanche la Zecca li considera errori e gli stessi non vengono solitamente scartati, in quanto il livello di qualità comunemente accettato consente che ci possano essere piccole imperfezioni di questo tipo.

L’utilizzo prolungato può ovviamente determinare anche un’usura del conio. Invero, in linea di principio, prima che il conio inizi ad usurarsi, lo stesso dovrebbe essere sostituito dall’addetto alla pressa. Tuttavia, per motivazioni di carattere economico, può capitare che il suo utilizzo venga prolungato, anche grazie alle operazioni di lucidatura accennate sopra.

Pertanto, può capitare che delle monete vengano coniate da conî usurati. Al riguardo, si ricorda che i conî sono leggermente convessi e, di conseguenza, la parte centrale è quella soggetta ad uno stress maggiore e ad un’usura più veloce. Inoltre, il conio superiore (quello che batte solitamente il dritto della moneta) è soggetto ad un’usura più veloce rispetto al conio inferiore.

Oltre alle impronte più evanescenti, uno dei tipici segni dell’usura sono degli aloni lucidi nel campo della moneta che spesso assumono la forma di “raggi” che vanno dal centro della moneta verso l’esterno oppure di porosità sulla superficie della moneta (cd. “superficie a buccia d’arancia”). Qui sotto si può apprezzare una 100 lire 1998 che presenta una tipica superficie a buccia d'arancia soprattutto in prossimità della scritta "REPVBBLICA".

Un altro segno molto frequente dell’usura del conio è costituito dal cosiddetto “doppio bordo”. Come più volte sottolineato, la leggera convessità del conio spinge il metallo del tondello dal centro verso l’esterno per poi fermarsi lungo il bordo.

Figura 177 - 100 lire 1979 con "raggi" e 50 lire 1995 con "doppio bordo". Entrambi
gli effetti sono da attribuire ad un'usura del conio

A lungo andare, dopo centinaia di migliaia di battute, questo “flusso” di metallo può portare ad una deformazione del conio in prossimità del bordo, soprattutto se la pressione di battitura è più alta rispetto all’usuale, ad esempio perché è stato fissato un tonnellaggio maggiore oppure perché la distanza minima tra i due conî è inferiore rispetto alla norma.


L’errore celebre: 20 lire 1970 “P anziché R”

L’errore di coniazione presente sulle 20 lire 1970 e denominato “P anziché R” consiste essenzialmente nella graduale ostruzione della “gambetta” che forma la lettera “R” del segno di zecca. Peraltro, va osservato che tale lettera “R” presentava già di per sé allo stato “normale” la gambetta più sottile e meno pronunciata rispetto al resto della forma grafica della lettera (cfr. dettaglio figura n. 1 sopra riportata).

Nella figura di dettaglio numero 2 e 3 riportate qui sopra si può apprezzare il processo di otturazione della gambetta, che alla fine sparisce completamente. Il fatto che si possano riscontrare più monete che mostrano la progressione dell’errore esclude la possibilità che già il conio fosse difettoso. Infatti, l’errore dev’essere sicuramente maturato durante la fase di battitura e l’ipotesi più accreditata è appunto l’ostruzione parziale del conio. Inoltre, il fatto che l’ostruzione abbia riguardato il conio inferiore, ha probabilmente determinato un prolungamento della durata dell’ostruzione e la coniazione di molte monete con il medesimo errore.

Si tratta di un errore piuttosto comune e che si può riscontrare facilmente anche in altri millesimi della stessa moneta da 20 lire. Pertanto, non si capisce come mai solo questa moneta sia così ricercata dai collezionisti. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che, a differenza di altri errori simili, questo viene riportato nei principali cataloghi di monete.

E’ interessante notare che varie monete che presentano questo errore sono state inserite anche nelle serie divisionali della Zecca Italiana del 1970. Infine, a titolo di curiosità si segnala che questa moneta è stata scelta da Giovanni Attardi per la copertina del suo libro “Varianti ed errori nelle monete della Repubblica Italiana”, 2002.


L’errore celebre: 200 lire “collo lungo”

L’effetto “collo lungo” viene spesso erroneamente considerato una variante di conio, ma in realtà si tratta banalmente di una conseguenza derivante dall’utilizzo prolungato del conio e quindi da una sua usura.

Nella moneta riportata qui sopra la causa dell’errore è particolarmente evidente, anche grazie alla presenza di un altro effetto tipico di un conio usurato, vale a dire i “raggi” radiali presenti sul dritto della moneta.

Sia i raggi che il prolungamento del conio sono originati dai solchi presenti sulla superficie del conio superiore, a loro volta causati dal continuo defluire del metallo dei tondelli coniati dal centro verso l’esterno. Infatti, la pressione esercitata dalla compressione dei conî e la loro forma leggermente convessa fa si che il metallo del tondello tenda a defluire verso l’esterno. A lungo andare, ciò determina dei solchi radiali sulla superficie del conio. Nel caso delle 200 lire, dove il collo delle figura femminile posta al dritto ha un’estremità appuntita, il metallo defluendo sulla cavità del collo e confluendo su quella estremità appuntita tenderà a prolungarla creando il celebre effetto “collo lungo”.

Questa tipologia di errore è riscontrabile in vari millesimi. La foto sopra riportata è relativa ad una moneta del 1981.


L’errore celebre: 200 lire 1979 "testa pelata"

Le 200 lire 1979 “testa pelata” rappresentano un tipico esempio di conio superiore usurato. Al riguardo, va innanzitutto osservato che la zona dei capelli del diritto delle 200 lire rappresenta un particolare punto debole di questa moneta.

Infatti, si tratta di una zona molto elaborata, con delle scanalature profonde molto ravvicinate e posizionate al centro della moneta. Come è già stato evidenziato, il conio superiore, che è solitamente deputato a coniare il dritto della moneta, è maggiormente soggetto ad usura ed in particolare nella zona centrale, a causa della convessità del conio.

Inoltre, la presenza delle scanalature dei capelli favoriscono l’inserimento di materiali estranei che spesso portavano alla parziale ostruzione del conio.

Per tutti questi motivi, in molte monete da 200 lire la zona dei capelli risulta spesso poco nitida e all’apparenza “consumata”. Inoltre, nell’esemplare riportato qui sopra si può notare il noto fenomeno del “collo lungo” che, come analizzato, è un altro classico segno di usura del conio sulle monete da 200 lire.

Visto che deriva da un’usura del conio, questa tipologia di errore “testa pelata” si può riscontrare in vari millesimi, sebbene il millesimo più conosciuto è quello del 1979.